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Alimentazione del coniglio
Il coniglio domestico (Oryctolagus cuniculus), una volta allevato esclusivamente per la produzione di carne e di pellicce o come esemplare da laboratorio, negli ultimi anni ha subito una massiccia diffusione come animale da affezione.
È importante precisare che il coniglio non è un roditore, bensì fa parte dell’ordine dei lagomorfi, che devono il loro nome alla presenza di due paia d’incisivi superiori, che crescono continuamente, allungandosi di circa 12 cm all’anno.
Come accade in alcuni roditori, anche il coniglio utilizza la coprofagia per “riciclare” alcuni nutrienti. I ciecotrofi, simili ad acini d’uva, vengono escreti a grappoli dall’ano durante la notte e nelle prime ore del giorno e sono immediatamente ingeriti; questa pratica viene definita “ciecotrofia”.
Perché il coniglio si nutre di questi ciecotrofi? La risposta è semplice: perché contengono ancora molte sostanze nutritive, quali proteine, vitamine del gruppo B ed acidi grassi volatili, che vengono prodotti dalla sviluppatissima flora intestinale del coniglio, ma non vengono più assorbiti. Grazie alla ciecotrofia, quindi, il coniglio è in grado di recuperare questi preziosi fattori nutritivi, che altrimenti andrebbero persi.
In natura, il coniglio si nutre soprattutto di erba, foglie e gemme delle piante ed anche nelle nostre case dovremmo cercare di fornire al nostro piccolo amico un’alimentazione il più simile possibile a quella naturale.
Purtroppo, esistono molte convinzioni errate sull’alimentazione del coniglio da compagnia, che si tramandano nei secoli. Ciò è dovuto al fatto che in passato il coniglio veniva allevato soprattutto come animale da carne e, come tale, doveva ingrassare il più velocemente possibile, per poi venire macellato prima dei sei mesi d’età.
Naturalmente, questo tipo di dieta è dannosissima per il coniglio da compagnia, che invece deve trascorrere molti anni in forma ed in salute.
L’ideale è quindi somministrare erba in abbondanza oppure, in alternativa, fieno e verdure, il tutto rigorosamente fresco. Quasi tutte le verdure vanno bene, ma cercate di limitare le quantità di quelle ricche di calcio (erba medica, cavolo, spinaci, trifoglio..), che potrebbero favorire la formazione di calcoli urinari.
Al contrario, evitate totalmente prezzemolo, patate, cipolla, aglio e legumi. I peperoni ed i pomodori vanno benissimo, ma ricordatevi di togliere i piccioli! In genere, si devono dare 300 grammi di verdura assortita per ogni Kg di peso del coniglio. La verdura dev’essere lavata solo con acqua, asciugata e mai fredda di frigorifero.
Nel coniglietto in crescita, è bene somministrare piante che contengano una buona percentuale di proteine di qualità, come l’erba medica ed il trifoglio. Nell’adulto, al contrario, il rischio di una carenza proteica è più rara, in quanto i batteri intestinali sono in grado di sopperire alle eventuali mancanze della dieta. I conigli sono molto golosi di frutta, ma cercate di non esagerare, perché si tratta di un alimento che, in grosse quantità, potrebbe causare squilibri nutrizionali.
I frutti più indicati per la dieta del coniglio sono le fragole e le mele.
Ricordate: sono assolutamente proibiti tutti gli alimenti che contengono zuccheri e carboidrati, come pane, dolciumi e fiocchi di cereali, in quanto stimolano la proliferazione intestinale di alcuni microrganismi dannosi, causando gravi episodi di diarrea, spesso fatali. Anche se la dieta deve essere costituita principalmente da vegetali freschi, può essere utile integrarla con un mangime commerciale in pellet (piccoli cilindri di fieno pressato), al dosaggio di 20-30 grammi al giorno. Sono da evitare tutti quei mangimi che contengono elevate dosi di cereali e/o semi (mais, girasole, grano). Il mangime ideale, infatti, deve essere costituito esclusivamente da fieno e vegetali e deve apportare almeno il 18% di fibra.
La fibra stimola la motilità intestinale e provvede al nutrimento dell’importantissima microflora intestinale ed alla regolarizzazione del pH, rendendo minimo il rischio di problemi gastroenterici. La fibra, inoltre, viene fermentata nell’intestino cieco, molto sviluppato nel coniglio, e permette la produzione degli acidi grassi volatili da parte dei microrganismi intestinali, che vengono poi usati dall’organismo come fonte d’energia. Rispetto agli altri mammiferi, il coniglio necessita di moltissima acqua; pensate che un soggetto di 4 Kg ne beve circa mezzo litro al giorno!
Lasciatene sempre a disposizione in abbondanza, fresca e pulita, meglio se all’interno di beverini a goccia. Un’altra raccomandazione importantissima è di evitare i bruschi cambi di alimentazione.
La microflora enterica del coniglio, infatti, è molto sensibile alle variazioni del pH e degli altri fattori che caratterizzano l’ambiente intestinale. L’ideale, quindi, è aggiungere gradualmente il nuovo alimento al pasto abituale, arrivando alla sostituzione completa dopo 4-5 giorni, meglio ancora dopo 10.
Solitamente, è meglio suddividere la razione di mangime in 2 pasti giornalieri, mentre l’erba, il fieno e la verdura possono essere lasciati sempre a disposizione.

A cura di: Dott.ssa Sabrina Dominio - Medico Veterinario - Nutrizionista
 
 
Tratto dal numero 16 di Zoomark News
 
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