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Il gatto domestico moderno (1a parte)
Gatto e uomo preistorico sono contemporanei e, nel corso dei secoli e dei millenni, hanno condotto in un certo senso una vita in parallelo: dalle prime tracce della sua domesticazione e fino al XVIII secolo, il gatto è stato amato, vessato, cacciato e venerato e ha adeguato le proprie abitudini a quelle dell’uomo.
Forse per il temperamento di assoluta libertà del gatto randagio o forse perché in ogni momento sarebbe in grado di tornare alla vita selvatica, il gatto è stato spesso considerato come il più selvatico fra gli animali addomesticati.
Quando un animale è ‘addomesticato’ significa che è ‘in grado di convivere con l’uomo per aiutarlo o distrarlo’ e che si riproduce ‘nelle condizioni stabilite dall’uomo’.
Sulla base di questa definizione, si può dire che il gatto è veramente divenuto domestico nel momento in cui l’uomo è intervenuto nella sua selezione e nella sua riproduzione.
La specie del gatto ha percorso nei secoli un cammino evolutivo di pari passo con quello dell’uomo, ma solo a partire dal XIX secolo è nato il gatto di razza, con il pedigree, che poco alla volta si è magistralmente introdotto nel mondo e nell’ambiente umano.
Addomesticato e divenuto una presenza familiare, il gatto domestico è oggi a tutti gli effetti riconosciuto ufficialmente come individuo e tatuaggi e vaccinazioni costituiscono la documentazione di base che accompagna la sua vita.
Schedato e controllato, di razza o comune, il gatto assume importanza agli occhi dei suoi padroni e si impone nel mondo regolamentato dall’uomo. Molti passi sono stati compiuti per potergli assicurare la migliore qualità della vita.
Lettiera, guinzaglio, trasportino, colonna tiragraffi, cuccia e distributore automatico sono invenzioni riservate al piccolo felino che testimoniano uno studio approfondito del comportamento e delle esigenze di questo animale per assicurargli il massimo del benessere. Nel corso del XX secolo, innovazioni nel campo della veterinaria (preventiva e curativa) e dell’alimentazione felina avvenute hanno portato il gatto di oggi a essere più curato e meno esposto alle malattie creando una situazione di benessere che lo rende più sereno, più mite e simpatico.
Il gatto è divenuto fedele all’uomo e ha eliminato le distanze che lo avevano da sempre separato da lui, acquisendo una maggior confidenza con il genere umano.
Un tempo abituato al ‘dormiveglia’ tipico del cacciatore, nel tempo il gatto è divenuto meno circospetto e guardingo e, sollevato dalla preoccupazione materiale legata alla sopravvivenza, ha guadagnato tempo per farsi accarezzare, coccolare e per apprezzare la compagnia dell’uomo. È perciò ormai buona norma evitare di lasciarlo solo, perché detesta la solitudine.
Il gatto ha integrato l’uomo nella propria vita e ha inventato nuovi dialoghi: un tempo si accontentava di rispondere alle carezze, mentre oggi chiama il padrone, reclama il cibo ed esige che gli si apra la porta.
Il suo repertorio si fa sempre più ricco e si dota di segni e di emissioni sonore diversamente modulate per farsi comprendere meglio.
I movimenti delle orecchie ne sono un esempio: cambiano a seconda dell’umore del gatto.
 
 
Tratto dal numero 38 di Zoomark News
 
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